Capita

Tafazzi Capita che anche io abbia dei compagni di merenda. Non certo potenti o furbi (o peggio furbetti). Persone che, nel loro campo, hanno fatto cose encomiabili e, a volte, raggiunto posizioni invidiabili in barba alla loro tenera età.

Capita che la loro età sia considerata tenera solo in Italia. E soprattutto da una classe politica che non ne vuole sapere di lasciare il campo. Nonostante gli anatemi di Nanni. Perfino D’Alema me lo ricordò in una intervista: “Visto? Abbiamo vinto nonostante i Girotondi”.

 

Capita che in Italia si stia alacremente lavorando per costruire il PD. Che poi sarebbe il Partito Democratico, ma si è già trasformato in una sorta di Politburo Democratico.

Capita anche che alcuni di questi miei compagni di merenda abbiano deciso di spendersi per il PD. Io? Io no. Ho già troppo da fare per inseguire il mio sogno ambientalista. Ma ciò non vuol dire che non stia seguendo con attenzione il loro sforzo.

Capita invece che il loro sforzo sembra filare via liscio come l’olio, sulla pelle della nostra (nostra?) classe politica, interessata prevalentemete ad autoperpetuarsi Una classe politica che si sceglie e si fa eleggere  in Parlamento e si autoproclama  “Comitato promotore del PD”.

Capita che un gruppo di intellettuali, imprenditori, blogger, outsider, casalinghi e giornalisti, capeggiati da Luca Sofri,  abbiano firmato un appello. L’appello sostanzialmente dice: allargate l’autoproclamato Comitato promotore per il PD almeno ad altri dieci, con meno di quarant’anni, “scelti tra i molti che nella politica e nella società hanno già dimostrato capacità o sostegno popolare ampi e convincenti”, e giù la lista dei possibili candidati.

Capita invece che Alberto Braghi, su Onemoreblog, abbia aperto una bella polemica su questo fatto. Criticando il metodo della cooptazione ed insistendo sulla necessità di rimescolare le carte da principio, giocando una mano senza bari. Ma su Onemoreblog, successivamente, vanno giù ancora più pesante: “Aderire all’iniziativa di Luca Sofri è un errore grande e grossolano, perché non solo sminuisce il valore e l’apporto che le nuove generazioni nella loro interezza possono dare, ma anche perché minaccia di togliere vigore al mondo web, oggi unica vera risorsa per raccogliere il consenso necessario al cambiamento politico di cui il Paese ha bisogno.”

Capita che io stimi Alberto Biraghi e mi piaccia molto il gruppo attorno a Onemoreblog. Anzi, molto spesso sono pronto a firmare le cose che propone. Perché sono le stesse in cui credo e per le quali sto combattendo da tanti anni. Ma, devo essere sincero, in questo caso pur comprendo il senso della polemica, mi sembra fuori posto. Insomma, c’è l’occasione di fare pressione, da vera lobby democratica, sul gruppo al potere; questa volta con qualche possibilità di successo. Perché, ricordiamolo, questa classe politica non ha dato retta a più di un milione di persone che, a Piazza san Giovanni, chiedevano un cambiamento di rotta. Una protesta nata sulla rete e con la rete, con regole assolutamente democratiche e trasversali. Cittadini che chiedevano  partecipazione, trasparenza nelle scelte e più osmosi. Io c’ero. E c’ero anche quando, insieme al grande Paolo Sylos Labini incontrammo Fassino, Rutelli e Parisi chiedendo che il progetto del grande Ulivo non venisse accantonato. C’ero anche al Teatro Vittoria, quando ribadimmo il concetto che l’Ulivo non poteva ridursi al triciclo. Parole al vento. 

Capita che leggendo i nomi della lista proposta io mi domandi, perchè no? Se ne hanno veramente voglia, diamo loro una possibilità. Perché se la meritano e se la meriteranno. Ma non lasciamoli soli. Non lasciamoli allo sbaraglio. Allora sì che rischierebbero la cooptazione, allora sì che la battaglia sarebbe persa in partenza. Perché non riusciranno neanche a scalfire la nomenklatura, se non avranno tutto il nostro appoggio. Il mio appoggio è tutto da esterno, perchè il mio percorso politico è diverso, ma non per questo lo faccio con meno passione.

Capita, infine, che molti di noi siano stufi di combattere contro la sindrome Tafazzi, tipica dei luoghi che frequentiamo di solito.

P.s. Per chi non l’avesse capito, i miei compagni di merenda, presenti nella lista per ben il 40%, sono Ivan, Marco, Marta e Mario.

Perle bugiarde

Dice il cavaliere nero: “La sconfitta della Royal è un’ulteriore prova del fatto che gli europei considerano ormai esaurita la capacità di governare della sinistra”, ma in Francia governava già la destra e quindi non è cambiato nulla. Un’altra perla bugiarda da collezionare.

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