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Giappone: ci stanno dicendo tutta la verità?

Oltre ai rischi, oltre alle scorie, oltre ai costi, oltre ai tempi lunghi, oltre alle lobby, il problema più grosso del la tecnologia nucleare è che non si riescono mai ad avere informazioni trasparenti. In parte per il fatto che i dati sono sempre nascosti dal segreto militare e in parte perché, anche quando si possono fornire informazioni, gli enti preposti non le forniscono mai. La sciagura giapponese lo sta dimostrando.

Il Governo e i politici nipponici stanno nascondendo parte della verità, per paura di allarmare. Ma così non si informano i cittadini di quello che sta realmente accadendo. L’organismo di controllo mondiale sul nucleare e il Governo francese si dicono fortemente preoccupati della situazione e dei pochi dati che i giapponesi stanno comunicando pubblicamente. In particolar modo c’è una conferenza stampa di Masashi Goto (ex-progettista di centrali nucleari) che in diretta alla Bbc ha espresso le sue perplessità lanciando circostanziati e preoccupanti allarmi.

Una ragione in più per non fidarsi e per bloccare il nucleare in Italia votando Sì al prossimo referendum.

Riscossa democratica

La manifestazione di ieri è stata simile a molte altre ma unica nel suo genere. Siamo stati fianco a fianco con le facce e le speranze di chi crede che l’anomalia italiana debba essere eliminata definitivamente. Un messaggio chiaro per chi non rispetta e mette a rischio i nostri principi costituzionali: non lo tollereremo più e questa volta siamo uniti e trasversali. Abbiamo la Costituzione migliore al mondo, la vogliono trasformare in un’accozzaglia di leggi ad personam.

Per questo è stato importante organizzarla e aver partecipato. In tutte le città italiane e anche all’estero. È stato il segnale chiaro che non c’è assuefazione, perchè nessuno è giustificato a “tirare i remi in barca” se c’è un rischio democratico. È stata una grande ragnatela tricolore, fatta di tanti piccoli hub collegati insieme dall’esigenza di ritrovare uno spirito di coesione. In questa Italia in cui sembrano mancare i principi ispiratori della nostra democrazia, noi c’eravamo a testimoniare invece la voglia di riscatto e di difesa delle nostre istituzioni.

Una mobilitazione nata e cresciuta grazie al lavoro volontario di tantissimi cittadini che si sono collegati tra loro, hanno promosso e organizzato, raccolto fondi e inventato maniere originali di far sentire alta la loro voce.

Tutta questa gente unita è il migliore anticorpo al progetto piduista di corruzione dello Stato che c’è, che vediamo in atto.

C’è un percorso che in Italia va avanti da anni, che propone un modello alternativo per il nostro Paese. Quella di ieri è stata un’altra tappa, come lo è stato il 5 dicembre 2009, quando una massa viola inondò Roma. Anni di mobilitazioni grandi e piccole, organizzate dalle associazioni, dai gruppi di cittadini, da chi si sente “viola” e da chi non se la sente più di accettare tutto. E tra una tappa e l’altra, il filo conduttore: svegliare gli italiani dal torpore e chiamare alla riscossa democratica.

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