Archive for aprile, 2010

DDL intercettazioni: Domani davanti al Senato

Tutti con i giornalisti in piazza dalle ore 10 alle 14 il 28 aprile, davanti al Senato (piazza Navona Corsia Agonale) contro le nuove norme bavaglio che il Governo intende introdurre nel disegno di legge sulle intercettazioni.

Facciamoci sentire per protestare contro gli emendamenti al disegno di legge già approvato dalla Camera che inaspriscono sanzioni civili e penali a carico dei giornalisti, al fine di impedire qualsiasi notizia su inchieste giudiziarie.

Fate girare la notizia…

Federazione Nazionale della Stampa
BOBI BOicotta il BIscione
Articolo 21
Popolo Viola Roma

Una lobby per tanti Obama italiani

Anche tu come me, vero? Sei lì che ti lecchi le ferite. E’ un’abitudine antica, questa. Ci ritroviamo ancora a parlarne, dopo ogni batosta elettorale. E programmiamo sedute di autocoscienza, oppure scioriniamo le nostre analisi. Su una classe politica che non vuole lasciare il posto al nuovo che avanza. Sui flussi e i riflussi elettorali. Su ciò che abbiamo sbagliato e su quello che potevamo fare di più. E immagino che anche la tua casella Gmail sia piena di appelli. A darsi una mossa perchè altrimenti non se ne esce fuori, ad andare oltre, a cercare di cambiare i partiti: ma se non siamo riusciti a cambiarli in tutti questi anni vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa.
Ti dico, in tutta sincerità, che per le Regionali, a Roma, davanti alla scheda elettorale io ero imbarazzato. Non perché non sapessi a chi dare il mio voto, ma lo sapevo benissimo, anche troppo. Avrei voluto dare troppe preferenze, in troppi partiti. C’era Cristiana nel PD, Luca in SEL, Lidia nella Lista Civica, Luisa nell’IDV, Paolo nei Verdi. Tutte persone che conosco personalmente, delle quali condivido la tensione positiva verso la politica e che hanno progetti simili. Anzi figure sovrapponibili delle quali colgo certamente le differenze, ma che mi rappresentano in pieno. Avrei voluto votarli tutti, perché non erano tanto differenti da permettermi di scegliere. E i loro programmi non erano diversi tra loro. Democrazia partecipativa e ambiente, difesa della Costituzione e laicità, politica pulita e libertà della rete, difesa dei diritti e della libertà di stampa.
Mi viene in mente il vecchio cinema di animazione, quando ancora si faceva tutto a mano, e dovevi creare la scena di un movimento. Disegnavi il personaggio su fogli trasparenti, li sovrapponevi di volta in volta cambiando un piccolo particolare. Poi, nel film, quei disegni diventavano una cosa unica, in movimento. E non ti accorgevi che quel movimento era dato da immagini simili ma diverse.
Dobbiamo essere capaci di rimetterci in moto, smettendo di compiangerci.
Mi chiedi come? Ecco, la risposta è proprio nell’impasse vissuta il giorno del voto. Di quelle cinque persone, alla fine nessuna è stata eletta. Troppi pochi voti. Se solo fossero riuscite, trasversalmente, a raccogliere circa 20.000 voti in più, adesso siederebbero in Consiglio regionale costituendo un “gruppo virtuale” che potrebbe condizionare, sui temi comuni, l’attività legislativa. E allo stesso tempo, quei 20.000 voti tutti insieme, non avrebbero permesso a nessuna micro lista di eleggere un consigliere regionale.
E’ vero quel che dico ma credi sia improponibile praticamente? Ti rispondo che un modo c’è: facendo lobby. Creando una lobby democratica – e alla luce del sole – che abbia come obiettivo identificare persone capaci, che riescano a cambiare il vecchiume della politica italiana. Trasversalmente, rimanendo ciascuna nel proprio partito di appartenenza, queste persone potrebbero mettersi a disposizione per le prossime elezioni (magari le Comunali a Roma) in un progetto comune. Un progetto che deve partire subito. Da noi cittadini delusi ma convinti che non si possa sempre imprecare contro la nomenclatura politica, se non si è capaci di presentare e di dare gambe a proposte alternative.
Un progetto così fatto, tra l’altro, avrebbe quelle caratteristiche di trasversalità sufficienti per presentarsi propedeutico all’unità di tutto il centrosinistra, in vista di una visione politica comune. Proprio così MoveOn, negli USA, è riuscita a proporre e far vincere Obama. Per reggersi in piedi questa idea deve essere studiata e costruita, mettendo attorno a un tavolo le professionalità giuste che sappiano fare comunicazione, analisi politica e – soprattutto – found raising, perché senza soldi non si va da nessuna parte. Oltre, ovviamente, a scegliere democraticamente le persone giuste di ciascun partito. Facciamo un MoveOn all’italiana, ma facciamolo in fretta. Non credi che tante persone interessanti siano meglio di un unico Obama?

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