Archive for febbraio, 2010

27 febbraio: c’è bisogno di tutte/i

Eccomi qui, come al solito, a raccontare come – dal mio punto di vista – si è svolta la vicenda del 27 febbraio.

Avrete notato che negli ultimi tempi da parte degli utenti della pagina del Popolo Viola si chiedeva a gran voce una nuova iniziativa per reagire alla Legittima Impunità.

Anche da parte del gruppo dei romani c’era chiara questa esigenza. Ma sappiamo tutti come il gruppo di Roma viene ingiustificatamente tacciato di essere sempre al centro delle iniziative. Dico ingiustamente perché in realtà queste ragazze e questi ragazzi ce la stanno mettendo tutta. Fossero anche a Canicattì, ci metterebbero lo stesso impegno e bisognerebbe fargli un monumento grande come una casa per quel che fanno e per l’entusiasmo che ci mettono.

Sappiamo anche come il sottoscritto, spesso, venga tacciato di manie di protagonismo, ma semplicemente perché ci metto anche io il mio entusiasmo da quasi 50 enne che ha passato un terzo della sua vita a combattere questo regime. Non credo di dover giustificare con nessuno i motivi che mi portano a scendere in piazza e darmi da fare ogni qualvolta ci sia l’opportunità.

Ho quindi scritto la prima versione dell’appello e proposto il titolo e la data della manifestazione del 27 febbraio, ma prima di condividerla con gli altri ho voluto verificare con San Precario se fosse tendenzialmente d’accordo. Forse questo è stato un errore, lo ammetto. Ma ultimamente per i motivi di cui sopra mi sembrava che il San fosse critico nei miei confronti e nei confronti del gruppo romano e, senza la sua collaborazione – sappiamo bene – che le iniziative non hanno la visibilità giusto visto che lui è il fondatore di due pagine da più di 550.000 utenti.

Ma l’ho fatto anche perché io non amo i giochetti di potere. Non li ho mai amati nei partiti che ho frequentato e questo è uno dei motivi per i quali non sono mai stato attivista.

Ora vi domando: ma il Popolo Viola deve accettare che qualcuno lavori per sputtanare qualcun altro? Tu, del Popolo Viola, accetteresti di metterti in una “corrente” che lavora per dare finalmente potere a questa o quella persona o gruppo?

Io, no. Io non ci sto. Datemi atto di non aver mai letto o sentito di miei attacchi nei confronti di chicchessia, perché io ho ben chiaro che il mio obiettivo non è nessuno all’interno del Popolo Viola, ma cerco di riservare le mie fatiche al regime che ci sta governando.

Tra l’altro la mia cultura nonviolenta mi spinge a non rispondere agli attacchi che normalmente mi vengono fatti. Anche, quando ci sono stati, da San Precario. Preferisco dimostrare con il lavoro concreto e con la presenza a tutte le iniziative alle quali posso partecipare.

Io c’ero il 5 dicembre, in tutta la fase preparatoria e quel giorno, come le tantissime persone che hanno collaborato alla sua organizzazione. Ho anche pianto, quel giorno, perché mai avrei pensato di poter scendere in piazza con tanti cittadini, per combattere per i miei ideali. Tutte quelle belle persone, che mi hanno fatto sognare e ballare e saltare e illudere che realmente stavamo facendo qualcosa di molto importante.

Poi c’ero a molte delle iniziative successive, nelle fasi preparatorie ed in piazza, concretamente, rimboccandomi le maniche, come tutti gli altri.

Perchè ritengo che una vera intelligenza collettiva si sia messa in moto. Attenzione, quando parlo di intelligenza collettiva, non intendo come quella delle formiche, in cui in ciascuno c’è un annullamento della propria personalità al fine di uno scopo comune. L’intelligenza collettiva per me è un mettere a disposizione degli altri le proprie competenze e le proprie caratteristiche, per agire come un unico organismo fatto di tanti organi distinti, una forza che si muove come un solo corpo, ma nella quale ciascuno mantiene la propria specificità e peculiarità in collegamento con le altre, altrimenti parliamo di un organismo sociale di tipo totalitario in cui le differenze individuali sono annullate. Quindi io sono così, con tutti i miei difetti ed i miei pregi ed accetto tutti voi come siete e non mi permetterei mai di dire a qualcuno di voi che ha fatto la scelta sbagliata – neanche se si candida – perché ciascuno deve seguire il suo percorso. Io vedo il Popolo Viola come un flusso dinamico e cerco di dargli l’importanza giusta,. Ma senza esagerare. Nessuno di noi è indispensabile e solo nei nostri collegamenti possiamo contare qualcosa.

Ma torniamo all’appello. L’appello è stato poi anticipato dal San sul suo blog, prima che fosse condiviso. E questo è stato un errore. Ma da qui a farne un caso nazionale, la causa della fine del Popolo Viola, ce ne vuole. Basta dirgli che ha fatto un errore e cercare di chiudere la vicenda. Invece cosa è capitato: che si sono riversati fiumi di commenti sul fatto che questa sarebbe stata l’eutanasia del Popolo Viola, che c’erano altre manifestazioni e che non si doveva e poteva organizzare un’altra iniziativa senza l’assenso dei comitati locali. E il San – in maniera precipitosa, a mio parere – chiuso la bacheca ai commenti.

Rispondo alle critiche più diffuse: non è che ogni volta dobbiamo paragonarci al 5 dicembre, ogni manifestazione ha sue caratteristiche particolari e sue specificità e si inserisce in una strategia ben determinata. La strategia del 27 febbraio, per come la vedo io, è dimostrare che noi non ci stiamo e non ci rassegnano a quello che sta facendo il Parlamento: svilendo le istituzioni e lavorando solo per risolvere i problemi del capo, piuttosto di quelli del Paese.

Il 5 dicembre io credo che noi abbiamo fatto una operazione molto importante: ricompattare l’opposizione a Berlusconi. Perchè in quella piazza c’erano le sezioni, i comitati di base, i singoli elettori di tutti i partiti di centrosinistra. E ce ne siamo fregati dei loro leader.

A proposito di leader, voglio chiarire un altro aspetto della vicenda appello: il giorno in cui lo scritto a 4 mani con Emanuele Toscano e mandato al San ho anche pensato che la sera ad Anno Zero sarebbe stato bello che se ne parlasse. Ho allora allertato Luigi De Magistris per chiedergli non di lanciarlo ma di dire, nei suoi discorsi, che aveva sentito che si stava preparando una manifestazione per il 27 febbraio. Questo in preparazione di una eventuale condivisione della manifestazione con tutti. Visto che ciò non è accaduto, ho chiesto a Luigi di soprassedere, e così è stato.

Vorrei però approfondire le strategie. In una fase come questa, in cui qualcuno sostiene di voler prepararsi a governare piuttosto che continuare a fare opposizione, noi abbiamo l’obbligo morale di far tornare i cittadini in piazza senza rifiutare l’adesione di nessuno e tanto meno di associazioni, sindacati, partiti (ma senza farci strumentalizzare da loro, quanto il fronte sarà più ampio tanto questo non accadrà). Se non noi, chi altro?

Altro problema legato all’appello: Emanuele ed io abbiamo saputo solo dopo che era capitato il patatrac che i moderatori (o meglio le moderatrici, visto che sono in maggioranza donne) la notte prima avevano discusso di una proposta simile.

Benissimo, allora mettiamoci tutti insieme, vediamo come fare per farla diventare una grande manifestazione. Del resto nessuno ha chiesto il permesso per organizzare il No Mafia Day, il No Razzismo Day ed altri appuntamenti di certo importanti, ma non meno dell’eventuale approvazione del Legittimo Impedimento che – di fatto – manderebbe alle ortiche l’art. 3 della Costituzione.

L’appello ora è stato stravolto nel forum che avevo approntato per discuterlo, ed ulteriormente elaborato nel presidio permanente di Montecitorio. E’ altro da come l’avevamo pensato all’inizio. E va bene così. E’ stato lanciato da un fronte ampio e composito così che nessuno possa dire di esserne il promotore o l’iniziatore: partiamo tutti dallo stesso piano. Aderiamo in massa, mettiamoci a disposizione per organizzare l’iniziativa, partecipiamo tutti alla sua pianificazione, mettiamo in moto i nostri collegamenti senza escludere nessuno, decidiamo insieme le modalità e gli argomenti da discutere, è un progetto aperto e non chiuso.

C’è bisogno di tutte/i, perché siamo tutti dalla stessa parte. Non facciamoci le guerre, perché solo così possiamo combattere meglio per l’obiettivo che abbiamo in comune che – non dimentichiamo – è esterno a noi e non interno. Siamo umani e non supereroi e come tutti gli umani facciamo i nostri errori. Ma se ricominciamo dagli sbagli e gli incidenti di percorso per ricompattarci ne usciremo più forti di prima. Io ci credo ancora, fino in fondo, con tutte le mie forze. Perchè siamo un popolo che marcia per le libertà e la democrazia, siamo le sentinelle della democrazia e delle istituzioni: basta chiederlo ai ragazzi e le ragazze del presidio che a volte vengono da posti lontani pur di segnalare il loro impegno. Ecco impariamo da loro ed andiamo avanti.

Un caro saluto

Gianfranco

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