L’Italia gioca con la politica sui cambiamenti climatici

cambiamenti climatici

Riporto qui sotto la traduzione di un articolo di ieri del Financial Times che spiega l’ennesima magra figura della nostra ministra Prestigiacomo.

L’ITALIA GIOCA CON LA POLITICA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’Italia rischia  di giocare il ruolo del “cattivo” nello smantellamento del coraggioso tentativo dell’Unione Europea di ridurre le emissioni di gas serra.
Silvio Berlusconi, Premier di centro destra è accusato di giocare con la  politica, mentre il Pianeta si surriscalda. Durante il 2007, quando i ministri europei proposero il loro ambizioso “20-20-20”, l’Italia fu in prima linea a supportarlo. Allora c’era un governo di centro sinistra con il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio, che era probabilmente il politico più odiato dagli imprenditori italiani. Ora con Stefania Prestigiacomo, che detiene il portafolio ambientale, l’Italia ha un industriale come ministro e un governo molto più incline alle grandi lobby del business piuttosto che a combattere i cambiamenti climatici. Al vertice dei leaders europei , a ottobre, Berlusconi minacciava il veto al pacchetto clima, dicendo che sarebbe costato all’Italia 181 miliardi di euro l’anno, ma la cifra è contestata dalla Commissione Europea.  La vera paura di Bruxelles sulla posizione dell’Italia, tra le altre cose, è di rischiare di non chiudere l’accordo a dicembre, la scadenza per l’adozione del pacchetto che l’UE si è autoimposta.
La crisi finanziaria ed il declino economico in Europa ha anche creato difficoltà nella negoziazione, mentre i governi hanno cambiato le proprie attenzioni dalle questioni climatiche.
Questa settimana, Roma ha ripetuto la sua opposizione ai piani dell’Ue di tagliare le emissioni di anidride carbonica del 20% dal livello del 1990, entro il 2020, dicendo che costerà alle compagnie italiane il 40 % in più.
L’Italia è anche preoccupata per gli altri obbiettivi dell’Ue – incrementare del 20% l’energia prodotta da fonti rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica del 20% entro il 2020.
L’ultima posizione dell’Italia è di chiedere che ogni accordo europeo sia ridiscusso all’inizio del 2020 dopo la conferenza internazionale a Copenhagen del prossimo anno per rinegoziare l’accordo climatico di Kyoto. Roma spinge anche per ottenere uno sconto in riferimento  alla legislazione europea che vorrebbe forzare le fabbriche automobilistiche a ridurre le emissioni delle auto per il 2012 o il 2015.
I funzionari europei hanno suggerito di creare aree in cui adottare maggiore flessibilità senza compromettere gli obiettivi chiave del piano. Questo vorrebbe dire cedere crediti alle compagnie facendole contribuire al progetto di ridurre le emissioni nelle nazioni sviluppate, una concessione sollecitata dall’Enel, che in Italia è la principale azienda energetica.
Il professor Marzio Galeotti – un esperto di cambiamenti climatici dell’Università di Milano – dice che il governo italiano si è svegliato troppo tardi nel capire i sui compiti, anche se era stato il precedente governo Berlusconi a ratificare gli accordi di Kyoto. “ C’è troppa tendenza a concentrarsi sui costi e sotto stimare i potenziali benefici che sono più difficili da misurare” afferma. Il prof. Galeotti crede che l’Italia potrà alla fne accettare le modifiche e le concessioni del pacchetto, possibilmente includendo la rimozione dell’obiettivo intermedio obbligatorio piuttosto che l’obiettivo finale.
Stavros Dimas, il Commissario Europeo  per l’ambiente ha pubblicamente bocciato la previsione dei costi italiana, dicendo che dovrebbero essere la metà di quelle stime. Altri nella Commissione sono furiosi. Vedono gli italiani come dei ritardatari che giocano con la politica sulle iniziative su cui l’Ue ha posto molta della sua credibilità.
L’Italia ha diversi elementi che lavorano contro di lei e la volontà di ridurre le sue emissioni. Al contrario dell’Inghilterra, vanta una grande base manifatturiera. Al contrario della Francia, ha smantellato i suoi piani sul nucleare dopo il referendum del 1987.  Come spiega Andrea Clavarino, presidentedi Assocarboni, la lobby operante nel carbone, una delle principali preoccupazioni dell’Italia è che la sua produzione sarà discriminata nei confronti  dei suoi concorrenti in India, China e USA che sono senza obblighi.
La performance italiana sui tagli delle emissioni è minore rispetto i suoi pari in Europa, ma l’Italia produce molto meno gas serra procapite rispetto a molti Europei. Su questo punto, Polonia, Germania e Belgio sono tra i più convinti. In accordo con la linea ufficiale degli USA, l’Italia ha una emissione procapite che è cresciuta del 4.3 % tra il 2000 e il 2005. Questo comparato con l’1.2% della Francia , il 2.5% dell’Inghilterra e lo 0.7% della Germania.

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

Powered by WordPress | Visit iCellPhoneDeals.com for Free Cell Phone Deals. | Thanks to BestInCellPhones.com, MMORPGs and Fat burning furnace
Chiudi
Invia e-mail